Oggi voglio segnalarvi un interessantissimo articolo della dottoressa Erica Giani – tratto da www.psicologiadellavoro.org

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PSICOLOGIA DEL TURISMO

COS’E’, DI COSA SI OCCUPA E QUALI BENEFICI ALLE AZIENDE DEL SETTORE

La Psicologia del Turismo nasce nel 1984 quando al termine del XX Congresso nazionale degli psicologi della S.I.P.S. (Società Italiana di Psicologia, Bergamo settembre 1984) venne proposta una giornata di studio post-congressuale per discutere la possibilità di applicare la psicologia al comportamento turistico.

Applicare cioè le competenze psicologiche al tempo libero, al viaggio, all’attività turistica, che andava sempre più estendendosi nel contesto nazionale grazie allo sviluppo economico degli anni Ottanta.

Tale giornata di studio fu aperta ad esperti provenienti da molti settori, non solo a quello della psicologia, comprendendo economisti, esperti di marketing, medici, geografi, sociologi e antropologi, direttori di agenzie di viaggio e tour operator, al fine di cogliere ogni aspetto rilevante della vacanza e di ciò che rappresenta per l’individuo.

Al termine della giornata a San Pellegrino nasce il Comitato scientifico nazionale interdisciplinare “Psicologia del turismo”.

“Il turismo è “un’area di convergenza e di confronto di fenomeni che riguardano l’uomo, le sue esigenze, le sue aspettative, l’economia di un paese e l’ecologia di un territorio, che implica problemi etici e legislativi, necessità formative e possibilità professionali”: con queste parole Marcello Cesa-Bianchi interveniva al IV Convegno di Psicologia e Turismo a Sangemini” (Maeran, 2004, Psicologia e Turismo).

Il turismo è un fenomeno complesso, ma proprio la sua complessità offre alla psicologia un campo d’indagine proficuo; legati al concetto centrale di “turismo” vi sono una serie di elementi quali:

  • la motivazione
  • la scelta turistica
  • le funzioni della vacanza
  • la “customer satisfaction”
  • il marketing
  • il prodotto
  • l’impatto sociale e culturale del turismo
  • domanda/offerta/servizio
  • la qualità e i fattori critici di successo
  • la gestione delle risorse umane

Prima di chiarire ognuno dei punti sopra citati è bene definire che cosa si intende per turismo, questa parola di uso comune ha però vari utilizzi:

  1. turismo come evento del mondo esterno: comportamento messo in atto dai turisti;
  2. turismo come campo di indagine accademico: una comunità il cui scopo è quello di costruire un corpo di conoscenze;
  3. turismo come educazione: fenomeno che ha assunto importanza negli ultimi anni a fronte della necessità di formare operatori preparati.

L’Organizzazione mondiale del turismo (World Tourism Organization) nel 1997 definisce il turista come “chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo principale della visita sia diverso dall’esercizio di ogni tipo d attività remunerata all’interno del paese visitato.

In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali; per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio o altro” (in Villamira, 2001, pag. 20).

LA MOTIVAZIONE TURISTICA
si parla di motivazione per indicare le forze sociopsicologiche che inducono una persona a scegliere l’esperienza turistica o una determinata località. Per Dann (1981, 1983) la motivazione turistica può essere definita come uno stato mentale che stimola a viaggiare, dalla motivazione nasce la domanda.

Seguendo le linee logiche delle teorie motivazionali l’individuo si trova a percepire un bisogno e quindi a mettere in atto la motivazione per ottenere ciò che lo farà sentire appagato; nel caso del fenomeno del turismo è compito del marketing quello di creare la consapevolezza del prodotto/servizio nella mente dei potenziali acquirenti suggerendo loro gli obiettivi per la gratificazione dei bisogni.

Un’eventuale teoria motivazionale turistica dovrà essere dinamica, con prospettive e formulazioni flessibili per tener conto dei continui cambiamenti individuali e culturali.
Punti chiave della motivazione:

  • fuga-evasione
  • vagabondare
  • regredire
  • ricercare se stessi
  • socializzare
  • cultura-conoscenza
  • prestigio sociale
  • cambiamento
  • sogno-ricerca del nuovo

LA SCELTA TURISTICA
il processo d’acquisto comprende varie fasi attraverso le quali la persona o un gruppo di persone elabora e mette in pratica decisioni riguardanti se, dove, quando e come acquistare e usare i servizi resi disponibili dalle aziende.
Le fasi sono:

  1. consapevolezza del bisogno;
  2. ricerca di informazioni (amici, depliant, agenzie di viaggio, internet, libri, ecc);
  3. sviluppo e formazione dell’atteggiamento;
  4. valutazione delle alternative (creazione di un personale set di criteri di scelta);
  5. agenzia di viaggio e prenotazione della vacanza;
  6. post-acquisto.

Vi sono alcuni elementi principali che definiscono un atto decisinale:

  • informazione
  • alternative
  • criteri
  • valori
  • preferenze
  • qualità della decisione

LE FUNZIONI DELLA VACANZA
sono di:

  • compensazione (non tanto del bisogno personale, ma del confronto con gli altri);
  • ricreazione (scelta nell’esperienza del proprio tempo libero, tempo di fuga dal quotidiano);
  • tipo simbolico.

Il turismo non è un need ma è un want, cioè un desiderio, un mezzo per differenziarsi, un bisogno culturale.
Benché il viaggiatore non parta sempre con questa consapevolezza ogni vacanza è fonte di una nuova formazione.

LA “CUSTOMER SATISFACTION”
con questo termine si intende la soddisfazione come valutazione post-acquisto del prodotto derivante dall’esito (positivo) della comparazione tra la performance del prodotto attesa e quella sperimentata e anche come stato psicologico derivante dalla risposta emotiva che l’esito della comparazione comporta (Oliver, 1993).
Perseguire una politica della customer satisfaction significa cercare di offrire prodotti e servizi totali che soddisfino aspettative e bisogni, sia espressi che latenti, del cliente.
Il mercato del turismo è un mercato molto competitivo e questo porta al miglior investimento cioè l’orientamento al cliente, quindi lo scopo ultimo dell’impresa deve essere la soddisfazione delle aspettative del cliente.

IL MARKETING
il marketing è la funzione dello scegliere:

  • a chi vendere
  • che cosa vendere
  • come vendere

perseguendo la realizzazione del profitto tramite la soddisfazione dei bisogni del consumatore.

Kotler elabora le 4P del marketing:

  • Prodotto
  • Prezzo
  • Posizionamento
  • Promozione

Nel settore turistico come negli altri settori è bene fare un analisi di mercato, la più utilizzata è detta SWOT e consiste nello studio dei punti di forza (Strenght) e di debolezza (Weakness) dell’organizzazione e delle opportunità (Opportunity) e minacce (Threat) del mercato.

IL PRODOTTO
le caratteristiche del prodotto sono:

  • gli elementi di attrazione nella destinazione e nelle aree di transito
  • servizi
  • elementi di accesso alla destinazione
  • immagine della destinazione
  • informazione

Il prodotto turistico comprende fattori di:

  • attrattiva
  • strutture turistiche
  • accessibilità

Essendo il turismo un servizio vi è contemporaneità tra produzione (che coincide con il marketing) e consumo.

IMPATTO SOCIALE E CULTURALE DEL TURISMO
il turismo è un forte agente di cambiamento, che porta con sé conseguenze sociali, economiche ed ambientali.
Con “impatto sociale” si intende il modo in cui il fenomeno del turismo contribuisce a modificare i sistemi di valori, i comportamenti individuali, lo stile delle relazioni familiari, la condotta morale, l’organizzazione comunitaria nella località di destinazione.
L’impatto del turismo dipende dall’interazione tra la natura del cambiamento e la capacità, abilità, forza della cultura ospitante di assorbirlo.

DOMANDA/OFFERTA/SERVIZIO
la domanda turistica è caratterizzata da tre elementi:

  • la pluralità dei bisogni
  • l’accentuata stagionalità
  • l’elevata elasticità

L’offerta è l’insieme dei servizi e delle prestazioni materiali forniti da soggetti attivi e passivi per soddisfare i bisogni dei fruitori che trovano sempre più specializzazione.
Il servizio ha un tempo di erogazione e di fondamentale importanza è la soggettività.
Obiettivo finale per ottenere un buon risultato deve essere il raggiungimento di un servizio di qualità orientato al cliente (ricordiamo che dalle statistiche emerge che il grado di scontento dal servizio è l’indice percentuale più alto della perdita di un cliente).

LA QUALITA’ E I FATTORI CRITICI DI SUCCESSO
fattori determinanti della qualità dei servizi:

  • affidabilità
  • comunicazione
  • credibilità
  • sicurezza
  • capire/conoscere il cliente
  • attività tangibili
  • cortesia
  • accesso
  • competenza
  • capacità di risposta

La qualità di un servizio è la misura di quanto il servizio reso corrisponde alle aspettative del cliente.

Butterfield (1992) individua cinque fattori critici di successo per un’azienda:

  1. prestare attenzione alle piccole cose
  2. dirigere l’azienda secondo la “regola d’oro” (prendersi cura sia dei clienti sia dei dipendenti)
  3. capire i clienti
  4. incoraggiare l’innovazione
  5. valorizzare il personale

LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
il ruolo del personale è fondamentale per due funzioni:

  1. garantire la qualità del servizio
  2. svolgere un ruolo di confine nella comunicazione con il cliente.

Punti di forza della “personnel idea” :

  • stile partecipativo;
  • comunicazione;
  • problem solving;
  • produttività;
  • training reciproco.

http://www.psicologiadellavoro.org/files/u4/Microcircolo.jpg

I circoli virtuosi di un’azienda di servizi (Fonte: Normann, 1992).

Bibliografia

Maeran R., 2004, Psicologia e turismo, Editori Laterza, Bari.
Normann R., 1992, La gestione strategica dei servizi, Etas Libri, Milano.
Villamira M. A. (a cura di), 2001, Psicologia del viaggio e del turismo, Utet, Torino.

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http://www.macondoviaggi.com/img/public/SardegnaArchipelago_of_La_Maddalena.jpgOggi vi voglio proporre un altro questionario che riguarda la gestione delle organizzazioni turistiche in Sardegna, la mia regione. Il questionario è utile ad una amica per svolgere la propria tesi di laurea dedicata alla psicologia delle organizzazioni turistiche, in particolare al management turistico sardo. L’argomento è molto interessante, perchè si tratta dell’orientamento del management turistico sardo all’innovazione e alla cooperazione! Se fra voi c’è qualcuno che rientra nella categoria puo’ gentilmente compilare il questionario.

Il questionario si propone di studiare le pratiche gestionali delle imprese turistiche sarde all’interno di una tesi di ricerca che indaga il mondo delle organizzazioni turistiche, le competenze degli operatori, il contributo della psicologia (nel caso specifico del lavoro e delle organizzazioni) all’ambito del turismo.
Esso è rivolto ai manager, ai direttori, ai quadri, agli imprenditori delle organizzazioni pubbliche e private del settore. La compilazione richiede pochi minuti. Vi invitiamo a compilare tutte le sezioni con accuratezza, ricordando che non esistono risposte giuste o sbagliate.

Il questionario è anonimo e i dati saranno protetti dalla legge sulla Privacy 196/03. Grazie in anticipo per l’attenzione!

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http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/hs1323.snc4/161425_1370928762_239370_n.jpgUn docente del Polo Universitario di Olbia si sta occupando di portare avanti una interessante ricerca sul turismo responsabile in Italia…..per completarla ha bisogno di dati a campione, diamogli una mano compilando il questionario, richiede solo 10 minuti. Compilandolo inoltre si vincono dei premi e si partecipa anche all’estrazione di una vacanza gratuita.

Solo 10 minuti del vostro tempo per compilare questo questionario (in modo completamente anonimo) sulla domanda di Turismo Responsabile in Italia e le principali motivazioni che ne frenano la crescita


COMPILATE IL QUESTIONARIO


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Ecco tutte le informazioni dettagliate sulla giornata di studio del 3 dicembre a Padova

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Venerdì 3 Dicembre

a Padova

presso la sede della camera di commercio

Turismo e Psicologia:

dalla ricerca alla formazione per un’offerta di qualità

con il patrocinio di:


Dipartimento di psicologia Applicata
Camera di Commercio
Ordine degli psicologi del Veneto
Confindustria Padova


Giornata di studio in cui si susseguiranno gli interventi di:

A. Albanese (Universita’ di Milano)
C. Serino (Università di Bari)
S. Marchioro (docente master, Universita’ di Padova)
F. Tartaglia (Universita’ di Ferrara)
A. Sudoro (NH Hotels)
Brignoli (Universita’ di Milano)
E. Bocci (Universita’ di Roma)
Avesani (UQIDO, Padova)

Tavola rotonda coordinata dalla Dr.ssa Sabrina Talarico con:
D. Bresquar (Confindustria Padova)
L. Margutti (Gal Patavino)
M. Nicolussi (Ordine Psicologi del Veneto)
S. Marchioro
Taurino (Adoc)
A. Albanese (Aript)


La partecipazione alla giornata è
GRATUITA, ma è necessario inviare il nominativo all’indirizzo ambra.richiedei@hotmail.it.

(Per informazioni e chiarimenti rivolgersi all’indirizzo e-mail sopra)

http://www.aript.it/images/logo%20grande.png

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Oggi voglio segnalarvi un articolo a cui ho collaborato, pubblicato sul noto mensile Millionaire di questo mese, dal titolo “Turismo politically (s)correct” a firma della giornalista Silvia Messa. Nell’articolo si parla naturalmente di viaggi, della crisi dei tradizionali metodi di prenotazione delle vacanze e delle nuove tendenze del turismo d’oggi.

Nell’articolo intervengo anche io per parlare appunto di nuove tendenze turistiche e di turismo estremo (dark tourism).

L’articolo è molto interessante e vale la pena leggerlo.

Qui sotto la copertina del mensile (Millionaire, n.11, novembre 2010). www.millionaire.it

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A cura della dottoressa Monica Monaco – tratto da www.benessere.com

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Un viaggio rappresenta il turista e può esprimere molti aspetti della sua personalità: il suo stile di vita, i suoi valori, le sue abitudini più stabili. Ma una importante spinta a viaggiare deriva anche dai bisogni attuali di un individuo, che in momenti diversi della propria vita può sognare e scegliere vacanze estremamente differenti.

I bisogni dei viaggiatori

La motivazione turistica comprende ciò che dispone una persona o un gruppo a viaggiare, racchiudendo naturalmente sia aspetti coscienti che elementi inconsci, sia necessità stabili che bisogni transitori. Anche la motivazione turistica, come altre spinte comportamentali, può essere positiva o negativa cioè può derivare, nel primo caso, dalla ricerca di qualcosa da ottenere o, nel secondo, dall’evitare situazioni indesiderate.

Uno degli elementi chiave che accomuna tutti i tipi di turisti e viaggiatori sembra essere la ricerca di un “livello di stimolazione ottimale” (Iso-Ahola, 1982), ossia di uno stato soggettivo ideale che dipende molto dagli stimoli a cui si è assoggettati nella vita quotidiana, ma anche da predisposizioni personali.
Esistono, infatti, dei livelli di attivazione estremamente personali che si associano alla percezione di un senso di salute e di armonia interna: al di sotto di un certo livello si pone la sensazione di noia e al di sopra si avverte ansia e stress. Così come non esiste un livello oggettivo di stimolazione ottimale, non esistono attività turistiche oggettivamente noiose o obiettivamente stimolanti, ma la possibilità di innalzare o abbassare il livello di intensità psicofisica attraverso un tipo di viaggio dipende dalla prospettiva del viaggiatore ma anche da ciò che tale persona fa quotidianamente.
Questi aspetti spiegano come le scelte turistiche siano connesse al bisogno di diminuire o eliminare una situazione spiacevole, sia essa di ipoattivazione che di iperattivazione, attraverso il raggiungimento di una finalità turistica che può rispondere a diversi bisogni psicologici.

La ricerca dell’omeostasi è un processo che spesso avviene in maniera inconscia e in relazione a cui sono state descritte sette modalità principali di soluzioni dello squilibrio interiore attraverso il turismo (Crompton, 1979):

  1. l’evasione dal quotidiano percepito, che si attua attraverso la ricerca di luoghi di vacanza che siano diversi rispetto a quelli quotidiani vissuti a casa o al lavoro;
  2. l’esplorazione di se stessi, che concerne la ricerca di occasioni nuove in ambienti non familiari che possano permettere di scoprire qualcosa di nuovo sul proprio profilo psicologico, migliorando la conoscenza di sé;
  3. il relax, che favorisce l’allentamento della tensione psico-fisica quotidiana (es. periodi in centri di benessere);
  4. il prestigio, che induce a ricercare nel viaggio una possibilità di promozione sociale;
  5. la regressione che, attraverso forme di comportamento meno razionali, favorisce la liberazione da costrizioni sociali (es. giochi sulla spiaggia);
  6. l’impulso alle relazioni familiari, che stimola il rafforzamento di legami fondamentali anche mediante attività semplici (es. giocare a carte) con un alto valore di condivisione spesso negato nella “sovraffollata” quotidianità;
  7. il miglioramento delle interazioni sociali, che avviene attraverso forme turistiche che tendono a diminuire le inibizioni e a portare in contesti comportamentali diversi dalla quotidianità in grado di ridimensionare le insicurezze interpersonali (es. villaggi in cui sono previste forme di socializzazione).

A questo modello, in seguito, Bruschi Pagnini e Pinzauti (1991) hanno effettuato delle integrazioni mantenendo, nella loro prospettiva, le motivazioni a viaggiare per migliorare il benessere attraverso vacanze per rispondere a necessità fisiologiche (es. riposo o cura), per ricercare o esprimere il prestigio e per evadere dalla quotidianità.
Inoltre, in tale contesto di studio, sono state riscontrate altre motivazioni turistiche, quali:

  • il turismo come comportamento imitativo, che appare legato alla necessità di uniformarsi alle mode allo scopo di sentirsi più vicini alle tendenze della società in cui si vive (es. viaggi in mete di moda);
  • il turismo come soddisfazione di curiosità, che porta a ricercare forme di viaggi connessi ad attività esplorative o conoscitive (es. viaggi di escursione o di formazione);
  • il turismo come realizzazione di un sogno, volto a sperimentare contesti di vita non accessibili quotidianamente (es. contesti molto lussuosi) e per questo considerati allettanti.

In relazione agli aspetti comportamentali riscontrati in ogni forma di turismo, è stata sottolineata la differenza tra la cultura quotidiana che è stata definita “cultura residuale” e l’opposta “cultura turistica” (Carr, 2002), uno stile di vita inusuale che accomuna tutte le persone in vacanza in una collettività e che è la chiave della possibilità di stabilire cambiamenti di percezione rispetto alle prospettive abituali. Tale “dimensione extra-ordinaria” spiega l’utilità potenziale di un viaggio e la sua possibilità di assumere un valore di crescita personale.

Aspettative, significato del viaggio e fiducia in se’

Ogni viaggiatore si costruisce delle aspettative turistiche ed una “immagine interiore di ogni viaggio” che pone tra le sue possibili scelte; ciò comporta l’attribuzione di un significato alla vacanza che fa da guida nel confronto con alcuni aspetti interiori, rendendo più o meno probabile una scelta. Nel valutare una possibile meta turistica, concorrono infatti anche degli aspetti motivazionali stabili, connessi soprattutto a dimensioni della personalità.

Un primo elemento che può favorire o scoraggiare una scelta turistica è lo stile attributivo, cioè la tendenza ad attribuire la causalità degli eventi che potranno verificarsi durante un viaggio, a fattori esterni o interni.
Se il cosiddetto “locus of control” relativo agli eventi turistici è interno sarà più facile che un turista si confronti anche con situazioni più avventurose, in cui penserà di poter avere un controllo delle proprie azioni.
Se il locus of control turistico è esterno sarà più facile attribuire agli altri la qualità della propria vacanza e quindi scegliere dei viaggi affidandosi a operatori turistici affermati, piuttosto che “correre il rischio” di dover gestire da sé parti del viaggio.

Una dimensione altrettanto importante, strettamente connessa alla precedente, è quella dell’autoefficacia percepita (Bandura, 1987), che comporta una sensazione di saper fare qualcosa in un contesto specifico e che guida alla scelta delle forme di turismo in rapporto principalmente a:

  • mezzo di trasporto (es. convinzione di poter affrontare un viaggio con l’uso di un particolare mezzo di trasporto);
  • attività svolta nel corso del viaggio (es. capacità di svolgere attività fisiche di un certo tipo);
  • caratteristiche ambientali del luogo visitato (es. capacità di affrontare condizioni climatiche o ambientali avverse).

Un viaggio per ogni età

Spesso una delle caratteristiche demografiche che sembra influenzare maggiormente la motivazione turistica è l’età.
A tal proposito, Gibson e Yiannakis (2002) hanno studiato la trasformazione delle motivazioni turistiche nel corso del “ciclo di vita”.

Essi, in particolare, hanno sottolineato che l’ingresso nella terza decade, compresa tra i 28 e i 33 anni, e quello nel periodo della stabilità personale, tra 33 e 40, tendono a cambiare gli stili di vita trasformandoli in forme più stabili e serie che muovono i turisti di questa età a scegliere generalmente forme di vacanza più impegnate, quali quelle volte a favorire esperienze culturali o mirate ad acquisire nuove abilità. In questa fase di vita in effetti abbondano i viaggi-studio e gli itinerari culturali e conoscitivi.

Nello stesso contesto teorico viene sottolineato che il passaggio alla mezza età, dai 40 ai 45, insieme all’ingresso in tale età, tra i 45 e i 50, sono spesso accompagnati da maggiori possibilità economiche e comportano la scelta di mete turistiche più spesso connesse a forme di dimostrazione dello status raggiunto o comunque connesse prettamente ad interessi culturali.
Infine, la transizione alla quinta decade, tra 50 e 55 anni, e l’ingresso nella terza età, oltre i 65 anni, generano l’abbandono quasi totale di forme di turismo legato ad esperienze fisiche stancanti, quali escursioni impegnative e non organizzate o esperienze connesse ad attività sportive. In questa fase aumenta invece il consumo di forme turistiche più sicure e protette, ossia connesse a viaggi organizzati.

Un fattore importante che incide indirettamente nelle scelte turistiche al crescere dell’età è connesso agli esiti delle esperienze turistiche precedenti accumulate.
Il comportamento turistico infatti è connesso anche ai risultati positivi conseguiti, che rappresentano dei veri e propri rinforzi che spingono alla ripetizione ed al consolidamento di tipologie comportamentali che si sono rivelate utili. Da ciò spesso deriva ad esempio l’abitudine ad affidarsi a dei tour operators per la scelta di viaggi anche molto diversi da quelli che sono stati scelti in precedenza, ma che hanno fornito un buon grado di soddisfazione.
La motivazione, infatti, ricerca ricompense che possono creare nuovi bisogni che possono essere appagati attraverso comportamenti turistici simili: da un viaggio motivato da un bisogno potrebbe nascere pertanto una nuova motivazione che può spingere a ripeterne qualche aspetto.

La scelta della vacanza tra due forze

Nel contesto delle motivazioni che spingono alla scelta di una meta vacanziera sono stati opportunamente distinti due tipi di elementi:

  • i fattorI push che rappresentano una spinta verso una vacanza e che sono costituiti principalmente da motivazioni socio-psicologiche;
  • i fattori pull che sono un’attrazione che guida verso località in relazione alle offerte in termini di attrezzature o servizi.

Il primo tipo di fattori è la chiave del desiderio di viaggiare, mentre il secondo rappresenta la calamita verso una meta. L’elemento comune è certamente l’emozione che si ricerca attraverso l’esperienza della vacanza che la guida dall’origine fino alla destinazione.

Generalmente le vacanze, per quanto possano sembrarlo, non sono mai frutto di una scelta improvvisata. In ogni percorso di valutazione della destinazione di un viaggio si rintracciano quattro fasi che compongono un sistema di scelta definito “vacation sequence”. Tale struttura decisionale procede attraverso:

  • l’individuazione del problema, che può riguardare la scelta di una meta o la selezione tra più opzioni;
  • l’acquisizione di informazioni, che può avvenire in modo più o meno formale e che serve a motivare altri compagni di viaggio o a legittimare la scelta;
  • la valutazione delle opportunità, che può coinvolgere degli operatori turistici, derivare dalla consultazione di risorse multimediali o dalla valutazione di esperienze di amici e parenti;
  • la decisione, che in genere coinvolge tutti i membri di un gruppo turistico e che può avvenire all’unanimità o con forme di negoziazione.

Alcune regole per scegliere un viaggio rigenerante in ogni momento dell’anno

Un viaggio può avere diversi scopi. Se si viaggia per scelta e si desidera rendere il viaggio un’occasione per ricaricarsi, è necessaria qualche buona regola per prendere decisioni soddisfacenti.
Innanzitutto, è necessario prediligere luoghi e tipologie di viaggio lasciandosi guidare soprattutto dai propri bisogni del momento: occorre ascoltare gli stati d’animo e le esigenze fisiche attuali, evitando di forzarsi a fare qualcosa che non risponde alle necessità o alle possibilità del periodo.
Ciò significa quindi che, in un dato momento, può essere più benefico mettere da parte l’ipotesi di affrontare un “viaggio sognato a lungo” che però non si adatta al particolare momento che si sta vivendo: meglio rimandare o semplicemente “rifantasticare” il viaggio.
Se ad esempio si desiderava condividere un dato viaggio con una persona con cui oggi non è possibile partire oppure si aveva voglia di viaggiare in un periodo in cui ci si sentisse più in forma, occorre decidere se cambiare momentaneamente meta o cambiare aspettative, piuttosto che rimanere delusi da un’esperienza affrontata sulla base di una condizione fisica o di umore inappropriata oppure guidati da una immagine interiore del viaggio desiderato che si distacca da quello possibile nella condizione attuale.
Un altro aspetto importante da considerare nella valutazione delle opportunità di viaggio, riguarda la scelta dei ritmi turistici in relazione al livello di stress attuale, stabilendo se si intende optare per un rapporto scandito in modo predeterminato degli impegni turistici o se si cerca una flessibilità alternativa alle frequenti esigenze quotidiane. Altrettanto importante è la scelta della compagnia di viaggio, sia quella con cui partire che quella che è possibile condividere a destinazione: il segreto anche in questo caso è lasciarsi guidare dai propri bisogni emotivi, personalizzando la vacanza e ascoltando se stessi, evitando di lasciarsi guidare dalle abitudini e dalle “scelte preconfezionate”. Solo così si potrà beneficiare davvero dei viaggi e non ci si troverà a necessitare di un periodo di “vacanza dalla vacanza”, prima di tornare alla routine.

Letture di approfondimento

  • Gulotta G., 1997, Psicologia turistica, Giuffrè Editore, Milano.
  • Suggelli F.R, 2004, Psicologia del turismo, Carocci, Roma.
  • Villamira M.A. (a cura di), 2001, Psicologia del viaggio e del turismo, UTET, Torino.
  • Virdi R., Traini A. (a cura di), 1990, Psicologia del turismo. Turismo, salute, cultura. Armando Editore, Roma.

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Oggi porto alla vostra attenzione un interessante articolo apparso su AostaSera.it, un quotidiano on line della Val d’Aotsa. Un articolo ben scritto che vuole porre l’attenzione sulla stretta connessione che c’è tra psicologia e turismo nei processi di scelta d’acquisto di una vacanza. Leggetelo con attenzione.

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Terme di Pré-Saint-Didier, a pochi minuti di autostrada dall'Hotel Comtes de Challant di Fénis - Hotel in Valle d'Aosta

Aosta – Apparentemente due categorie che non hanno nulla a che vedere, in realtà la psicologia è una determinante fondamentale nei processi di acquisto, anche nel turismo. In Valle d’Aosta quali fattori psicologici intervengono sul processo di acquisto?

Cosa c’è dietro l’acquisto di una cosa piuttosto che un’altra? Perché scegliamo luoghi affollati e scappiamo quasi intimoriti dove c’è poca gente? Sono alcune delle domande che ci siamo posti per capire in che modo la psicologia influenza i nostri processi di acquisto. Nel più dei casi si tratta di scelte dettate da fattori inconsci o stereotipi errati e non dalla presenza di elementi di valutazione oggettiva tuttavia essi possono risultare determinanti. Scopriamo dunque che anche nel turismo la psicologia gioca un ruolo determinante in più di una circostanza. Almeno una volta nella vita ci sarà capitato di scegliere un luogo o un locale in base al numero di persone che li frequentano; circostanza quest’ultima comprensibile per un popolo estroverso come gli italiani ma strana se consideriamo che evidentemente un luogo affollato comporterà maggiori disagi e tempi di attesa lunghi nel caso del locale. Questo tipo di situazione accade pressoché sempre in presenza di luoghi di cui non conosciamo l’ambiente. L’assenza di persone ci fa infatti dedurre, automaticamente e senza alcuna valenza logica, un’assenza di qualità. In certe situazioni ciò può essere vero ma nel più dei casi le cose non sono direttamente collegate, entrano invece in gioco altri elementi quali: la posizione del locale (per esempio non sulla via principale), gli arredi, l’atteggiamento del personale, l’esterno, la disposizione dei tavoli, l’ingresso e il passaparola per un’impresa, l’immagine deteriorata per una destinazione. Partiamo dalle imprese.

L’entrata è un elemento che incide notevolmente nella decisione di fermarsi o meno in una struttura; difficilmente infatti entreremo in un locale che non conosciamo senza poterci rendere conto di cosa ci aspetta. E’ bene dunque che l’ingresso sia il più possibile privo di barriere visive (dietro l’angolo, in cima ad un salita ecc). Se poi il locale è ancora vuoto è bene cercare di sistemare i clienti in maniera più comoda possibile ma non troppo dispersiva, in questo senso sono auspicabili sale che prevedano spazi flessibili soprattutto durante conferenze, seminari e convegni. Naturalmente anche l’esterno fa la sua parte, siamo tutti più propensi a recarci in un luogo che ispira fiducia già da fuori, viceversa anche se si tratta di un ottimo locale, albergo o negozio che sia, un luogo esternamente fatiscente riduce senz’altro la possibilità di intercettare il cliente di passaggio. Un altro elemento che costituisce una forte barriera all’ingresso è costituito dall’atteggiamento assunto dal personale. Un personale impegnato è generalmente percepito come sinonimo di attività dinamica che funziona mentre vedere il personale immobile con le braccia conserte può generare insofferenza da parte del cliente che ne può dedurre una gestione passiva e indifferente (aspettano proprio me?).

A livello di destinazione sono gli stereotipi errati e le percezioni soggettive a condizionare il processo di acquisto. Nel caso della Valle d’Aosta ad esempio un elemento sul quale lavorare è il fattore distanza. Molti dei turisti che scelgono la nostra regione si dicono sorpresi sulla facilità di raggiungimento, coloro che non la visitano indicano invece tra i motivi principali l’eccessiva distanza come fattore critico. In realtà la Valle d’Aosta dispone di una rete viaria molto ben sviluppata che consente tempi di percorrenza limitati. Ciò significa che la percezione di luogo isolato e lontano è relativamente errata e che raggiungere altre località alpine non è così più breve. La distanza è solo un esempio ma occorre intervenire attraverso campagne di commercializzazione che sfatino alcuni di questi luoghi comuni.

Le barriere psicologiche possono dunque incidere anche pesantemente sul successo dell’impresa e delle località, se non è sempre possibile intervenire sugli elementi infrastrutturali (spesso sono immodificabili) è necessario però attivarsi attraverso la predisposizione di alcuni accorgimenti che inducano il cliente a ricredersi. Senza dubbio soluzioni elementari come cartelli sulla via principale, esposizione di menù e tariffe con fotografie degli interni all’ingresso sono soluzioni di immediata efficacia così come l’abbellimento esteriore della struttura (insegna e nome sono i principali parametri di prima valutazione) rimane un aspetto delicatissimo. Più in generale occorre però far si che gli elementi negativi vengano presentati in positivo, ecco allora che un luogo isolato sarà anche il luogo più tranquillo, un ristorante nascosto diventa un ristorante bello da scoprire e così via.

(tratto dal sito www.aostasera.it)

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Il turismo è in continua evoluzione, anche in Italia come nel resto del mondo ci sono destinazioni emergenti che  si alleano e creano partnership creando dei veri e propri “network turistici territoriali” che si promuovono congiuntamente e in maniera più proficua. Una nuova soluzione questa a cui si stanno allineando anche i social media turistici presenti sul web, come ad esempio trivago.it, che da qualche mese ha fatto partire un destination project con gli enti territoriali di promozione turistica in modo da favorirli sfruttando nel migliore dei modi i contenuti turistici generati sul web dai turisti di tutto il mondo e aumentare il proprio valore UCG (user content generated), con un naturale e proficuo effetto benefico sui flussi turistici.

Lo ha spiegato bene Stefano Manzi, Destination Manager di Trivago Italia, che parla di un “progetto volto all’implementazione della presenza web delle destinazioni, rivolto direttamente agli Enti Ufficiali di promozione turistica. Le reputazione on line di qualsiasi prodotto turistico é oggi fondamentale e il monitoraggio delle opinioni rilasciate sui vari spazi web dedicati (portali di recensioni, community, forum e blog) é oggi un elemento imprescindibile per ogni piano di marketing territoriale”.

Insomma del web proprio non si può fare a meno oggi nel settore turistico. Il progetto Trivago ha ottenuto finora l’adesione di importanti realtà del turismo nazionale e internazionale come Olanda, Trentino, Fiandre, Val Gardena, Canarie e Milano. Un progetto che centra la sua efficacia su strumenti fondamentali come il passaparola, che si è potenziato ulteriormente con l’amplificazione della rete internet. In gergo tecnico è nato il concetto di UGC (User Generated Content), cioè le cosiddette “reputazioni on-line”, che possono influire moltissimo sul successo o meno di una destinazione. Gli attori del turismo devono conoscere questi strumenti e utilizzarli nel migliore dei modi.

“Il destination project avviato da trivago si basa su rapporti di cooperazione, quindi gratuito – precisa ancora Manzi di Trivago Italia – e si sviluppa su più livelli: lo scambio e implementazione contenuti sulla destinazione; l’indirizzamento bilaterale delle recensioni turistiche e alberghiere tramite contest e concorsi; infine l’analisi dei risultati di ricerca , dell’indice reputazionale e dell’interesse turistico verso la destinazione stessa”.

( di Alessandro Mereu – tratto da www.vacanzeblog.it )

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turismo vacanze on line

Vi propongo oggi una ricerca sui comportamenti rispetto al settore del turismo on line che ha coinvolto 12 tra i più importanti merchant del settore ed è stata realizzata a settembre 2010 sulla base di oltre 24.000 questionari compilati via web.

Hanno collaborato alla ricerca Netcomm, consorzio italiano del commercio elettronico, e ContactLab, tra i leader in Italia nel direct marketing digitale.

E’ possibile scaricare la ricerca completa al link: http://www.contactlab.com/reportvacanze

Allegati  -  Abstract -Consumer behaviour report 2010 (.doc)

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